Azoto invece che ossigeno a un neonato, condanna prescritta dalla Cassazione

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L’errore compiuto al Policlinico nel 2010, che ha provocato danni cerebrali irreversibili ad un bambino ha finalmente un condanna scritta: Nessuno pagherà penalmente.

La storia

Il tragico episodio

I fatti risalgono al lontano 29 novembre 2010. Il bambino viene alla luce con un parto cesareo. Appena nato, i medici per presunti problemi cardiaci, somministrano al piccolo del protossido di azoto al posto dell’ossigeno per ben 68 minuti. Le conseguenze a questa mossa sono state gravissime: un’encefalofapatia grave e una compromissione di neuromotoria irreversibile. La causa di tutto va ad un errore nella realizzazione dell’impianto per i gas medicali.

Il processo

I genitori, hanno denunciato non solo il drammatico episodio del bambino che, per un errore simile non potrà mai camminare o parlare e costretto a cure costanti, ma anche le lentezze della giustizia. Il processo è iniziato nel marzo del 2013, ma a maggio del 2016 era già passato in mano a sette giudici diversi. Durante il dibattito è emerso un altro elemento: il tecnico che all’epoca era responsabile dei lavori per la realizzazione di quell’impianto, La Rosa, dopo aver fatto dei corsi di formazione, è diventato successivamente proprio il responsabile del servizio gas medicali dell’ospedale. I genitori del piccolo Andrea erano ben consapevoli che “nessuno sarebbe andato in carcere” e dell’incombenza della sentenza. Il processo di primo grado si era concluso con tre condanne per lesione colpose gravissime: tre anni al titolare della Sicilcryo (Francesco Inguì), tre anni al direttore dei lavori (Aldo La Rosa) e un anno e sei mesi al direttore del dipartimento materno infantile del policlinico (Enrico De Grazie, ormai in pensione). Alla fine il giudice monocratico ha assolto i primi due, sotto processo per l’errata installazione dell’impianto d’ossigeno, e dimezzato la pena a La Rosa, che essendo inferiore ai due anni venne sospesa. L’unica cosa che arrivò alla famiglia fu il risarcimento dei danni, da liquidare in sede civile e una provvisionale da oltre un milione di euro.

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La Cassazione prescrive l’unica condanna

La Cassazione, dopo 10 anni ha messo un punto definitivo alla vicenda giudiziaria trascinatasi per troppo tempo, dichiarando prescritta la condanna a un anno e mezzo inflitta ad Aldo La Rosa, tecnico dell’ospedale che nel frattempo era diventato direttore dei gas medicali. La Suprema Corte ha confermato il diritto di risarcimento civile da parte del bambino e dei suoi genitori. La Rosa è già stato pignorato il quinto dello stipendio, non avendo altri beni per pagare la provvisionale. A luglio, la famiglia era però riuscita ad ottenere una specie di acconto sul risarcimento. Il tribunale infatti aveva disposto il pagamento da parte del Policlinico di 600 mila euro. Si tratta di somme che la famiglia servono per assicurare cure costanti al piccolo Andrea.