Bomba al porto di Palermo, possibile evacuazione del carcere Ucciardone

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Questa mattina al porto di Palermo è stata rinvenuto un ordigno bellico presumibilmente ancora attivo risalente alla seconda guerra mondiale.

Le misure di sicurezza per evacuare la zona

La bomba è stata individuata da alcuni lavoratori durante gli scavi per l’anello ferroviario. Ciò che rende questa scoperta un problema di grande portata è che l’area di quattrocento metri che dovrà essere evacuata per disattivare la bomba in sicurezza comprende anche il vicino carcere Ucciardone. Sarebbe veramente difficile riuscire a spostare i detenuti durante le procedure necessarie, gli enti responsabili domani tenteranno di trovare una soluzione. Intanto si pensa che il disinnesco sarà attuato di domenica, il 6 o il 13 settembre e il comune assicura misure di sicurezza tali da poter ridurre la solita area libera necessaria (1.400 metri) a soli 400 metri, il quarto reggimento Genio Guastatori di Palermo si occuperà di far brillare l’ordigno.

Palermo bombardata, quando e perchè

Non è la prima bomba che viene ritrovata in città o nelle zone limitrofe. Negli ultimi anni infatti con i lavori di scavi sparsi per tutta la città sono stati decine gli ordigni trovati e messi in sicurezza, risalenti tutti più o meno alla seconda guerra mondiale. Durante il conflitto infatti Palermo è stata duramente colpita da vari bombardamenti mirati ad indebolire il porto, importante centro di commercio per la nazione e per tutto il mar Mediterraneo. Da Montepellegrino a Boccadifalco furono colpiti decine di quartieri. La Sicilia comunque non era abbastanza attrezzata per difendersi dagli attacchi aerei provenienti dalla Francia, Mussolini quindi chiese all’esercito tedesco un certo sostegno, permettendogli di stabilirsi all’Hotel Taormina di Palermo e successivamente di piazzare la propria base su Castello Utveggio, proprio affianco a Montepellegrino. Fu una scelta ottima perchè le correnti che si formavano tra le montagne rendevano impossibile la mira verso il castello, per cui moltissimi ordigni non esplosero cadendo poi ai piedi della montagna o in mare, mentre molti veicoli aerei nemici si schiantarono sulla montagna pur non riuscendo a colpire la base militare.

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