[Foto e Video] I terremoti che distrussero Messina e il Belice, 90mila vittime

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La nostra isola bella è da sempre un punto di passaggio per migliaia di persone, grazie alla sua perfetta posizione in mezzo al Mediterraneo. Ma è proprio la sua ubicazione che la mette a rischio ogni giorno. La Sicilia infatti giace sulla placa tettonica africana, ed attorno ad essa si trovano circa 15 vulcani sottomarini, la cui attività clastica condiziona la stabilità sismica del territorio. Nella storia infatti sono innumerevoli i fenomeni sismici (terremoti) che hanno interessato la nostra bella isola, raccontiamo oggi i due fenomeni a noi più vicini, ma di cui non conosciamo bene le dinamiche e le conseguenze che i nostri nonni e bisnonni hanno dovuto affrontare.

Il terremoto del Belice, 1968

La notte tra il 14 e il 15 Gennaio 1968 la Valle del Belice è stata scossa e stravolta da una scossa di terremoto di magnitudo 6,4, che si divise in tre grandi scosse. La prima alle 13.28 del 14 gennaio colpì le cittadine di Montevago, Gibellina, Salaparuta e Poggioreale, nel pomeriggio dello stesso giorno una seconda scossa molto forte le distrusse completamente. Più tardi ci fu una terza scossa, che causò danni gravi a Gibellina, Menfi, Montevago, Partanna, Poggioreale, Salaparuta, Salemi, Santa Margherita di Belice, Santa Ninfa e Vita. Nella notte del 15 gennaio una scossa molto violenta causò gravissimi danni e si sentì fino a Pantelleria. Ma la scossa più forte si verificò poco dopo e causò gli effetti più gravi. A questa seguirono altre 16 scosse.

I pochi muri ancora rimasti in piedi crollarono completamente in seguito alla fortissima scossa avvenuta il 25 gennaio. Dopo questa ultima scossa le autorità proibirono anche l’ingresso nelle rovine dei paesi di Gibellina, Montevago e Salaparuta. Le vittime sono state circa 300, gli sfollati più di 70.000. Un medico rilasciò questa intervista, facendo capire al mondo quanto il Belice fosse in difficoltà: «Stavamo operando, il pavimento ci ballava sotto i piedi. Sentivo accanto a me la suora assistente che recitava le sue preghiere mentre mi porgeva i ferri, attenta e precisa come sempre[…] Eravamo in sala chirurgica dalle 8 del mattino. Non c’era un momento di sosta fra un intervento e l’altro[…] Uno solo di tutti quelli che abbiamo operato è morto. Aveva perso le gambe ed ambedue le arterie erano recise[…] Gli altri, senza una gamba, senza un braccio, li abbiamo tutti salvati. L’intervento più difficile fu una trapanazione del cranio: era una bambina di quattro anni che i vigili avevano trovato a Gibellina, fra le braccia della madre morta».

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Il terremoto di Messina, 1908

Accadde il 28 dicembre 1908. Una impressionante scossa di terremoto colpì nel pieno della notte le città da Reggio Calabria a Messina con una potenza di magnitudo 7.1. Il più grande fenomeno sismico della storia italiana ha colpito i messinesi nel sonno, non ha lasciato loro scampo e a tagliato tutte le vie di comunicazione, ha bloccato la mobilità e ha reso difficili i soccorsi. Ma non si è fermata al terremoto, un maremoto si scagliò su Messina e rese il conteggio totale dei danni impressionante: il 90% degli edifici è stato distrutto e più di due terzi della popolazione è rimasta vittima delle macerie. Si pensa che le vittime tra Sicilia e Calabria possano aver raggiunto le 120.000. E fu in quel periodo che tanti letterati italiani furono costretti per buon cuore a trasferirsi lì, tra questi Quasimodo (premio Nobel per la letteratura) che nonostante avesse solo 7 anni ha conservato il ricordo di quella città distrutta, scrivendo anni dopo, nel poema “Al Padre”:

«Dove sull’acque viola
era Messina, tra fili spezzati
e macerie tu vai lungo binari
e scambi col tuo berretto di gallo
isolano. Il terremoto ribolle
da due giorni, è dicembre d’uragani
e mare avvelenato.»

Ed ancora scrisse Pietro Mancini: «Le descrizioni dei giornali di Reggio e dintorni sono al di sotto del vero. Nessuna parola, la più esagerata, può darvene l’idea. Bisogna avere visto. Immaginate tutto ciò che vi può essere di più triste, di più desolante. Immaginate una città abbattuta totalmente, degli inebetiti per le vie, dei cadaveri in putrefazione ad ogni angolo di via, e voi avrete un’idea approssimativa di che cos’è Reggio, la bella città che fu.»

Qui di seguito un video originale dei tragici attimi successivi al sisma

ed oggi vi lasciamo così, con l’amaro in bocca tipico dell’impotenza. Perchè queste stragi non potevano essere evitate, non sono attribuibili a nessun errore umano se non a quello di abitare in un posto tanto bello quanto instabile, la Sicilia. Con la speranza che i ricordi dei nostri antenati ci insegnino a godere di ciò che abbiamo prima che qualcosa oltre alla nostra volontà lo porti via per sempre.