I finti incidenti: spaccaossa a giudizio

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Undici dei tredici imputati nel processo nato dall’ultima inchiesta sui così detti spaccaossa vanno a giudizio con l’abbreviato. Per un altro, Angelo Mangano, il giudice dell’udienza preliminare Ermelinda Marfia deciderà alla prossima udienza, mentre un altro ancora, Antonino Chiappara, non ha optato per alcun rito alternativo. Nello specifico, hanno scelto l’abbreviato i boss di Brancaccio Michele e Stefano Marino, Raffaele Costa, Nicolò Giustiniani, Ignazio Ficarotta, Sebastiano Giordano, Pietro Di Paola, Salvatore Puntaloro, Paolo Rovetto, Paolo Di Carlo e Giuseppe Chiappara. Durante l’udienza preliminare, inoltre, si sono costituite parte civile alcune compagnie assicurative, che avrebbero pagato i premi indebitamente richiesti dagli imputati, per sinistri che sarebbero stati in realtà falsi incidenti.

Gli imputati erano stati arrestati il 9 Novembre scorso

Dalle indagini era emerso che i Marino avrebbero acquistato alcune pratiche relative ai finti sinistri, immettendosi nel business nella fase più proficua (quella in cui si incassavano le somme dalle compagnie assicurative) e senza sporcarsi le mani con le vittime da ferire per simulare i finti sinistri.

L’arresto di Novembre

All’alba la polizia ha fatto scattare una maxi operazione con fermi e sequestri, che arrivano al culmine di lunghe indagini condotte dalla Squadra Mobile. Le persone fermate – in tutto nove – hanno risposto di associazione mafiosa, estorsione, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, autoriciclaggio, danneggiamento fraudolento di beni assicurati e altro ancora. I provvedimenti di “fermo di indiziato di delitto” sono stati disposti dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Palermo. “L’operazione in questione – dicono dalla Questura – è l’epilogo di una complessa attività d’indagine sul mandamento di Brancaccio e sulle famiglie mafiose di corso dei Mille e Roccella, che ha reso una inedita radiografia di Cosa nostra e dei suoi interessi criminali. Accanto agli storici interessi per le rapine e lo spaccio di droga, capillarmente controllato anche attraverso l’ausilio di figure intermedie, è emerso come anche il mercato delle truffe assicurative, fonte di grandi guadagni, richiamasse le attenzioni mafiose”.

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Ad arricchirsi era Cosa nostra

“E’ emerso adesso – aggiungono dalla Questura – come a beneficiare delle liquidazioni del danno, conseguenti ai finti incidenti, fossero le casse di Cosa nostra che tenevano grosse somme di denaro alle quali sottraevano in minima parte le “spese” di poche migliaia di euro da destinare agli “spaccaossa” e agli altri partecipi della messa in scena. Nel corso dell’operazione di oggi sono scattati anche ingenti sequestri di beni mobili ed immobili”.