I pediatri siciliani dicono no ai vaccini, a meno che non ci sia un accordo economico

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Il sindacato Fimp ha risposto al decreto regionale che chiedeva agli specialisti di aprire gli studi per le vaccinazioni contro l’influenza con un clamoroso “No”, precisando che non essendo medici di famiglia necessitano di un accordo organizzativo ed economico per affrontare la campagna delle vaccinazioni.

Cosa chiede il decreto e perchè?

La scuola sta per cominciare, e come ogni anno con essa inizieranno anche i contagi di influenza stagionale che, solitamente, non sono particolarmente preoccupanti. Quest’anno però con l’emergenza covid sarà necessario evitare che i sintomi di questa influenza si presentino, perchè potrebbero essere facilmente scambiabili per quelli della nuova infezione da Sars-Covid e che registrati sugli alunni a scuola causerebbero lo scattare delle nuove precauzioni quali la quarantena e l’assenza da scuola prolungata.

Per evitare questo il decreto regionale spinge i pediatri a contrastare la campagna no vax, imponendo loro l’obbligo di vaccinare i propri pazienti pena severi controlli, o almeno questa è l’interpretazione che la Fimp ha dato all’articolo 3 del nuovo decreto regionale. A questo punto entra in campo Razza che sostiene il non coinvolgimento dei pediatri richiesto dall’articolo appena enunciato. I pediatri pretendono un confronto prima di aprire i propri studi a questa enorme campagna di vaccinazione, questo perchè essendo specialisti non possono essere messi sullo stesso piano economico dei medici di famiglia che al contrario rispetto ai pediatri incassano 6,16 euro per ogni dose di vaccino iniettata.

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Quali sono le pretese dei pediatri?

“Lo specialista pediatra svolge in tutto e per tutto attività diverse da quelle del medico di famiglia” scrive il presidente della Fimp Vella, secondo il quale dovrebbe esser presa visione delle peculiarità organizzative necessarie e sempre più ostruttive a causa della situazione Covid-19, che renderebbero la conduzione logistica di una campagna di vaccinazioni impossibile in questo modo. In parole semplici il decreto chiede di vaccinare sempre più bambini in età pediatrica, questo però chiederebbe tempo e spazi che gli specialisti non hanno, per cui chiedono un sostegno economico e un alleggerimento delle pesanti questioni burocratiche che derivano dalle vaccinazioni.

Se questo non dovesse avvenire i pediatri rifiuteranno di svolgere i vaccini, occupandosi della sensibilizzazione delle famiglie e rimandando il procedimento per l’assunzione della dose ai medici di famiglia. Ma sarà abbastanza per far comprendere alla collettività l’importanza dei vaccini?