In Sicilia non c’è lavoro: sempre più i disoccupati che perdono le speranze

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Secondo i dati Istat riferiti al secondo trimestre del 2020 l’andamento della crisi economica è sempre più preoccupante, soprattutto al sud, dove l’avanzamento della povertà è il più rapido rispetto al resto del paese.

I terribili dati Siciliani, sempre meno occupati

Il segretario della Cgil Sicilia ha definito necessario un intervento celere del governo regionale, che dovrebbe da subito mettere a disposizione i fondi residui del piano strutturale e della finanziar regionale, che ammontano a 1,4 miliardi di euro. In Sicilia dopo la crisi dettata dalla pandemia che ha interessato il mondo durante tutto il 2020 è stata registrata una perdita dei posti di lavoro pari al 5,5%, dato molto più alto del valore nazionale del 3,6%. Sono quindi 76mila i nuovi disoccupati il che porta il taso totale di occupazione in Sicilia al 39,6%, un dato veramente deprimente.

A diminuire è anche il tasso di disoccupazione che passa al 15,6%, che però dipende anche dal numero di inattivi, cioè di coloro che non possono o  non vogliono più cercare una occupazione, che quest’anno è salito di ben 150mila unità di cui 74mila sono donne, per cui il tasso di inattività sale al 52,9%, in pratica sono sempre di più gli scoraggiati che smettono di sperare nell’occupazione futura.

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La quiete prima della tempesta, il lavoro apparente

A preoccupare è anche l’andamento dei settori produttivi: nel settore alberghiero e ristorativo ci sono 27mila lavoratori in meno, 21mila in più nel settore agricoltura, insieme all’industria con 16mila addetti in più. Pare però che si tratti di una crescita apparente poiché nella maggior parte dei casi si tratta di una regolamentazione del lavoro in nero per poter usufruire della cassa integrazione. Sarebbe il caso domandarsi cosa succederà alla fine dell’erogazione della cassa integrazione, e la riposta alla domanda è un enorme calo degli occupati. Sarà decisivo il modo in cui i fondi verranno investiti, sia quelli regionali che quelli europei messi a disposizione dal Recovery Found, che dovranno essere impiegati per obbiettivi precisi ed efficaci, in modo che non si disperdano o frammentino.

Le iniziative per restituire dignità ai lavoratori

Così la Cgil ha aperto l’iniziativa “Ripartire dal Lavoro”, tramite la quale realizzerà, insieme alla Uil una grande manifestazione che partirà dal Foro Italico di Palermo il 18 settembre, cme conseguenza della mobilitazione aperta il 29 luglio a Roma, con il tentativo di sollecitare i governi all’avvio di un confronto che permetta di scendere in campo con i fondi del Recovery Found europeo. “Questo secondo appuntamento è propedeutico alle diverse iniziative che svilupperemo nei prossimi mesi per rinnovare i contratti e per rilanciare la crescita economica nel nostro territorio, ripartendo dal lavoro e dal Mezzogiorno”, ha affermato Enzo Campo.

“Cgil, Cisl e Uil hanno avuto un ruolo importante nella trattativa col governo e hanno portato a casa buoni risultati, con gli accordi sulla sicurezza nei posti di lavoro e sugli ammortizzatori sociali. Con l’iniziativa del 18 chiediamo che questi incontri, che si sono interrotti, ripartano, mentre ci allarmano molto le prese di posizione di Confindustria, che vanno in direzione della destrutturazione del lavoro. Per noi non si può tornare indietro. Non è solo un incontro quello che chiediamo: è in gioco il futuro del Sud, da cui dipende il futuro del Paese. Il 18 settembre faremo sentire la nostra voce con la mobilitazione, porteremo migliaia di persone in piazza, per creare una prospettiva futura attraverso il rispetto dei diritti e della legalità”.