Orlando vince la battaglia sulla mozione di sfiducia e rilancia “La maggioranza sono io”

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Rilancia attaccando a testa bassa le opposizioni e si prepara agli ultimi due anni del suo mandato da sindaco, in vista delle elezioni del 2022.

La battaglia sulla mozione di sfiducia

Ieri a Sala delle Lapidi il sindaco ha superato la prova più dura, ossia il documento voluto da 19 consiglieri di minoranza che avrebbe potuto sollevarlo dalla sua posizione di sindaco di Palermo prima del tempo. In realtà tutto è andato secondo le previsioni: dito puntato dalle opposizioni, difese d’ufficio della maggioranza, votazione finita con 19 favorevoli e 20 contrari su 39 presenti. Una maratona iniziata alle 10 del mattino e terminata nel tardo pomeriggio, a cui è seguita una conferenza stampa utile a Orlando per ribadire la sua volontà di andare avanti col suo incarico. L’unico colpo di scena è stata la lite fra il Movimento cinque stelle e il centrodestra con Giulio Tantillo che ha annunciato di non voler più firmare nulla con i grillini. Un litigio nel fronte delle minoranze che non ha di certo giovato alla mozione. “Il dibattito è stato imbarazzante, soggetti che avevano firmato un unico documento hanno preso le distanze a vicenda, c’è chi si vergognava che ci fosse Salvini o il M5s, un’alleanza solo per distruggere e consegnare per un anno a un commissario l’amministrazione della più grande città siciliana” dichiara il sindaco Orlando. Tracciando un bilancio politico, sicuramente il sindaco Orlando è uscito rafforzato dal confronto d’Aula. Per legge non è possibile presentare una seconda mozione, il che rende le minacce delle opposizioni più deboli, ammesso e non concesso che le minoranze siano in grado di firmare un nuovo documento comune. La mozione ha anche costretto la maggioranza a fare quadrato attorno al primo cittadino, nonostante le lamentele, il sindaco potrà fregiarsi di una rinnovata fiducia che gli spiana la strada per i prossimi due anni. Subito dopo il voto, Orlando ha giocato le sue carte: esenzione all’80% per tutte le imposte comunali grazie ai fondi Covid della Regione, trasporto pubblico gratuito, rilancio della multiculturalità, riparazioni alle piste ciclabili, attacco alle opposizioni.

La maggioranza:

La maggioranza alla fine tiene nonostante le liti e le lamentele. Pd,Sinistra Comune, Italia Viva e orlandiani votano compatti la fiducia del sindaco. Scelta fin troppo obbligata, visto il rischio di tornare alle urne, ma che spunta le armi a chi, in privato, continua ad essere insoddisfatto, chiedendo discontinuità e aggiustamenti alla giunta. Non a caso in conferenza stampa Orlando annuncia che sabato prossimo, al nuovo vertice di maggioranza “guarderò negli occhi i singoli consiglieri e gli ricorderò che da soli non vincono, bisogna condividere la mia visione e non sono disponibile a continuare la mia esperienza se non c’è questa condivisione. Sono tutti minoranze, la maggioranza sono io”. Una minaccia abbastanza esplicita che la dice lunga sul modo in cui il sindaco di Palermo intende portare avanti il suo rapporto con gli alleati.

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Opposizioni battute

Se l’obiettivo delle opposizioni era mettere in difficoltà Orlando, la missione non si può dire compiuta. Le minoranza hanno fatto fatica a trovare le sintesi, hanno presentato la mozione pur essendo consapevoli di non avere i numeri di fare un processo pubblico al sindaco, ma nei fatti Orlando è riuscito a serrare i ranghi e a non farsi mettere all’angolo. Qualcuno aveva sperato nei franchi tiratori, ma in realtà le contraddizioni sono esplose proprio all’interno delle minoranze che si sono divise. Non è un mistero che con il voto di ieri siano ufficialmente iniziate le manovre di posizionamento in vista delle prossime elezioni. Orlando non potrà ricandidarsi, ma avrà la strada spianata per provare a fare il padre nobile del centrosinistra palermitano a cui spetterà trovare una sua connotazione; il centrodestra dovrà decidere se spostarsi a destra o puntare al centro.