Reddito di cittadinanza in cambio di servizi utili

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Il comune di Messina permetterà alle aziende di dare impiego ai percettori del reddito di cittadinanza.
L’avviso di selezione è rivolto a enti pubblici, privati e imprese della città che vogliano promuovere questa azione di inclusione sociale presentando la disponibilità di attività, luoghi e iniziative.
Le attività si svolgeranno all’interno di un progetto di formazione che l’ente esterno provvederà a presentare al Comune e attraverso il quale potrà usufruire dell’aiuto dei percettori del Reddito, senza dover pagare a questi uno stipendio o somme complementari.

Le modalità


Chi percepisce il reddito di cittadinanza dovrà dare disponibilità per almeno 8 ore settimanali; si tratta quindi di un bando aperto,che non ha scadenza.
In attesa di un impiego,invece di rimanere a casa senza occupazione, chi ottiene il sussidio restituisce alla comunità servizi dando la possibilità ai percettori del reddito di imparare un nuovo mestiere. “Il comune- spiega Alessandra Calafiore, assessore alle Politiche sociali – si prenderà cura delle spese per l’Inail, di assicurazione di responsabilità civile e di formazione. Si tratta di progetti che possono anche essere ripetuti nel tempo» – e aggiunge – “tutti gli altri enti pubblici o aziende private avranno una buona possibilità di avere forze fresche da poter formare. Abbiamo già parlato anche con le nostre Circoscrizioni che potrebbero essere interessate ad avere del nuovo personale». Una opportunità, dunque, per i sei Quartieri che stanno avvicinandosi ad una autonomia gestionale e il cui personale non è mai abbastanza per coprire tutte le esigenze dei messinesi.

L’obiettivo finale


L’iniziativa ha come fine il ribaltamento del trend presente in sicilia,dove la quasi totalità dei percettori del reddito di cittadinanza non ha trovato lavoro o ha eluso le chiamate dell’Anpal.
Secondo un monitoraggio su una platea di 750mila beneficiari considerati nelle condizioni di lavorare, solo un terzo (meno di 250mila) è stato convocato dai centri per l’impiego. Di questi, meno di 100mila hanno svolto il colloquio per la definizione della propria scheda di occupatibilità. E, per finire, non più di 70mila hanno stipulato il patto per il lavoro, con i connessi obblighi di formazione.

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