Rettifica autopsia di Gioele: nella macchina non ci sono tracce di sangue

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Al contrario di ciò che era stato affermato nei giorni precedenti le tracce biologiche rinvenute nell’auto di Viviana Parisi, che si pensava fossero riconducibili al sangue del piccolo, non sono in realtà collegabili a nessuno dei due.

Non è sangue quello nell’auto di Viviana

Secondo gli inquirenti quindi non è possibile formulare una seria ipotesi sulla morte del piccolo, in quanto gli accertamenti svolti sui sedili e sul parabrezza dell’auto hanno fornito esito negativo. Solo qualche ora fa il padre, Daniele Mondello, ha smentito attraverso il legale di famiglia che i danni al parabrezza potessero essere ricondotti all’incidente che Viviana e Gioele hanno subito sulla A20 il giorno della loro scomparsa. Proprio sulle condizioni della carrozzeria la scientifica aveva basato nuove ipotesi secondo le quali il piccolo potesse essere morto a causa dell’urto, ipotesi che ora non trovano riscontro con i dati raccolti. Sono di nuovo in campo tutte le ipotesi, anche quella che tristemente rende possibile l’idea che questo giallo non trovi mai una risoluzione.

Gioele trascinato dagli animali? Entra in azione il luminol

In queste ore la scientifica sta ancora lavorando sul luogo del ritrovamento, eseguendo delle misurazioni per chiarire da dove sia stato trascinato il bambino, che si è scoperto non essere morto dove è stato trovato il suo corpicino. Da oggi le autorità avvieranno indagini approfondite tramite l’uso del luminol, un liquido particolare che brilla a contatto col sangue. Questo verrà usato anche nei casolari circostanti perchè sui corpi delle vittime sono stati trovati dei morsi che potrebbero appartenere ad animali padronali, appartenenti ai proprietari degli immobili vicini al traliccio dove Viviana è stata ritrovata.

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La parola al criminologo, il caso è impossibile da risolvere

Intanto il criminologo Marino D’Amore, docente dell’università Niccolò Cusano, punta il dito verso coloro che hanno svolto le indagini, afferma infatti che pare evidente come siano state svolte con metodi sbagliati, e che durante e dopo le ricerche siano stati commessi errori che le hanno completamente compromesse. È tristemente imbarazzante come nonostante l’uso delle tecnologie più avanzate il ritrovamento del piccolo abbia richiesto così tanti giorni che hanno influito sulle sue condizioni e di conseguenza renderanno quasi impossibile scoprire cosa sia realmente accaduto a mamma e figlio. Secondo il criminologo l’unica cosa possibile è accertare le cause della morte dei due, ma pare improbabile capire quali siano state le dinamiche che hanno condotto all’epilogo tragico della vicende il quale non troverà mai una soluzione certa.